Pubblicato su IlT Quotidiano in data 7 febbraio 2026

Gentile Direttore,

ho letto con interesse il Suo editoriale sulla cosiddetta “politica della reazione”. È una riflessione utile: l’opposizione – in Trentino come altrove – non può vivere di sola denuncia, non può limitarsi al controcanto, non può ridursi a commentare l’agenda altrui. Su questo concordo.

Proprio per questo, però, va evitato un equivoco, che ormai è diventato quasi un riflesso automatico: che a livello nazionale, così come in Trentino, esista da una parte chi “governa” e dall’altra chi “reagisce”. A me questa pare una narrazione comoda, lineare, persino rassicurante. Ma non sempre corrisponde alla realtà. E qui, mi permetta, affiora anche un sentimento di amarezza: perché spesso sembra che ci si accontenti della narrazione appunto, senza andare a verificare la sostanza e senza raccontare ciò che accade davvero nel lavoro dentro e fuori dall’Aula.

Lei attribuisce al centrodestra la capacità di intercettare paure, cambiamenti e nuove sensibilità. È un dato politico che non va sottovalutato. Ma non confondiamo la riconoscibilità con l’efficacia. In questi anni Fugatti ha costruito consenso anche attraverso misure facilmente comunicabili – bonus, grandi eventi, opere pubbliche, presenze sul territorio – e un insistito racconto sulla “concretezza” . Il problema è che troppo spesso questa sbandierata concretezza resta sulla carta: titoli, promesse, conferenze stampa su progetti e opere dove l’abilità comunicativa rischia di sostituire il necessario preliminare approfondimento e così ci troviamo di fronte a cantieri solo annunciati e continuamente rilanciati con tempi, costi e risultati reali che faticano a stare dietro alla propaganda. Per non dire di riforme mai impostate o piani di sviluppo ancora una volta solo annunciati, ma mai presentati.

E la domanda diventa quindi inevitabile: da quando, in Trentino, abbiamo iniziato ad accontentarci degli annunci scambiandoli per governo?

È in questo contesto che si capisce quanto sia ingenerosa la rappresentazione di un’opposizione che farebbe solo controcanto. Perché i fatti raccontano altro. Mi limito ad alcune delle ultime iniziative.

Pensiamo ad esempio al Piano industriale: la minoranza ha elaborato una proposta concreta, ascoltando e confrontandosi con categorie economiche e parti sociali: non un esercizio teorico, ma una proposta di direzione e priorità per lo sviluppo e il lavoro.

Un’opposizione che scrive un Piano industriale non reagisce: costruisce un’alternativa. Oppure, pensiamo a quanto sta accadendo in questi giorni in Aula sulle politiche per l’infanzia. Come minoranza abbiamo prodotto proposte concrete e, sulla base di questo lavoro, stiamo contribuendo a quello che riteniamo un miglioramento del testo proposto dalla maggioranza.

E poi c’è la sanità. Certo abbiamo denunciato criticità puntuali del sistema – penso, ad esempio, ai tempi di attesa – ma non ci siamo fermati alla denuncia. Abbiamo ottenuto misure concrete, come ad esempio ulteriori finanziamenti per interventi finalizzati ad abbattere questi stessi tempi, senza costi per i cittadini. Accanto a queste azioni, abbiamo anche sollecitato una modifica del governo complessivo della sanità, ottenendo l’avvio di un percorso partecipato. Non è un dettaglio: è un cambio di metodo. È la dimostrazione che si può chiedere – e ottenere – che la sanità torni a essere una vera politica pubblica, discussa con le comunità, e non una semplice sequenza di annunci. Un percorso nel quale porteremo le nostre competenze e le soluzioni che proponiamo da tempo.

E sempre in riferimento alle questioni di metodo, pensiamo al bilancio: è il luogo in cui si misurano le reali scale di priorità. L’ultimo bilancio lo dimostra chiaramente. La Giunta ha iniziato ad occuparsi di temi che per anni erano rimasti ai margini – casa, asili, sociale, leva fiscale – ma ciò è avvenuto anche perchè le proposte (pur costantemente bocciate) presentate negli anni dall’opposizione su questi stessi temi, insieme alle necessità dei cittadini, hanno esercitato nel tempo una pressione politica unitaria e continua, costringendo a portare quelle priorità dentro la manovra.

Per questo, direttore, il tema non è difendere l’opposizione per spirito di parte. Il tema è difendere la realtà dalla narrazione. Perché se continuiamo a raccontare come “governo” ciò che spesso è comunicazione e distribuzione episodica, senza capacità di stigmatizzarne l’inconcludenza e continuiamo a non raccontare invece proposte, correzioni e alternative che arrivano dalle opposizioni, allora non si indebolisce solo una parte politica: si indebolisce la qualità del dibattito democratico. Quindi, noi recepiamo volentieri lo stimolo, ma permetta di farne uno anche a voi: cerchiamo di lavorare su una narrazione più completa e rappresentativa della realtà, e si vedrà come non siamo solo l’opposizione “contro” , ma come siamo, e saremo sempre di più, l’alternativa “per”.

Francesco Valduga – Garante delle Minoranze in Consiglio Provinciale